Luoghi da visitare

Santa Teresa Galura è situata al Nord della Sardegna che è uno dei luoghi più belli del mondo e ricco di zone da visitare.

LA SARDENA DEL NORD IN BREVE

 Lungo la costa settentrionale dell’isola, a partire da Olbia si apre la porta d’ingresso della Gallura. Più verso nord si si immerge nell’esotico mondo della Costa Smeralda, fatto di vip, top model e yacht.

Invece, all’altezza di Arzachena si può visitare la tomba dei giganti di Coddu ‘Ecchju, uno dei più importanti monumenti megalitici presenti in Sardegna; da qui si può raggiungere Palau per una visita alla Maddalena e a Caprera – isola quest’ultima gravida di memorie patrie legate alla figura di Giuseppe Garibaldi – puntando poi verso Santa Teresa di Gallura, punto di imbarco per la Corsica affacciato sulle Bocche di Bonifacio.

Proseguendo verso la costa si incontra Castelsardo, famosa per la sua raffinata arte e il secolare artigianato dei cestini, consacrato da un museo dedicato all’intreccio.

Non lontano da lì, ma un po’ all’interno, la Chiesa di Nostra Signora a Tergu, ci annuncia uno dei gioielli dell’architettura sacra dell’isola, la Basilica di San Gavino a Porto Torres, il più vasto edificio religioso sardo.

A pochi chilometri da qui troviamo Stintino, perla del turismo balneare, fronteggiata dall’isola Asinara, oggi istituita in parco nazionale.

IL POZZO SACRO DI SA TESTA

 Il pozzo sacro di Sa Testa (VIII-VI secolo a.C.) si compone di quattro parti distinte: un ampio recinto esterno lastricato di forma circolare, dal quale si accede al vestibolo che porta a una scala di 17 gradini, conclusa da una camera ipogea a tholos- cioè con copertura a pseudocupola ogivale- dal cui pavimento sgorga l’acqua di una sorgente utilizzata con tutta probabilità per usi cerimoniali, viste anche le dimensioni del manufatto, tra i più importanti del genere in Sardegna.

Sulla stessa strada si raggiunge lo scalo marittimo di Golfo Aranci che attrae per una curiosità etimologica: il suo nome è infatti dovuto a cartografi piemontesi ottocenteschi, i quali, non comprendendo il significato del toponimo, all’epoca denominato Gulfo de li ranci (da ranci o granci, i “granchi”, lì abbandonati insieme ad aragoste e altri crostacei), lo adattarono all’italiano assimilandolo alla parola “aranci”, benchè di agrumeti non vi sia mai stata traccia in tutta l’area, peraltro benedetta da una natura incantevole.

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