LE LAUNEDDAS – ARTIGIANATO TIPICO LOCALE SARDEGNA

Espressione di una musicalità autentica, primigenia, verrebbe quasi da dire nuragica, conservatasi intatta nella sua genuinità fino ai giorni nostri, le launeddas sono uno strumento polifonico a fiato diretto con ancia semplice battente, sul quale il tempo sembra essere passato indifferente negli ultimi 3000 anni, come dimostra il bronzetto del suonatore di aerofono conservato al Museo archeologico di Cagliari.

Esse sono formate da tre canne a tubo di diversa lunghezza, la più lunga delle quali è denominata tumbu, non ha fori e fornisce una nota grave continua, che fa da bordone e non si deve mai interrompere. La seconda, accoppiata a quella, si chiama mancosa manna e ha quattro piccoli fori rettangolari sulla parte superiore, dove poggiano i polpastrelli, più un quinto in quella inferiore, lasciato sempre aperto. La terza canna, infine, è la mancosedda, viene suonata con la mano destra e ha quattro fori nella parte superiore.

Lo strumento si suona imboccando tutte e tre le ance contemporaneamente, e il fatto che la nota del tumbu debba essere continua richiede una notevole tecnica, perchè il suonatore deve inspirare col naso e allo stesso tempo spingere fuori dalla bocca l’aria di riserva tenuta nelle guance, gonfiate a forza: se eseguita correttamente, questa operazione – chiamata “fiato continuo” – risulta impercettibile, mentre il suono fluisce senza soluzione di continuità donando allo strumento il suo fascino arcano e ai suoi interpreti un’aura sacrale.

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