DA ARBATAX A MURAVERA – LUOGHI DA VISITARE SARDEGNA

Superato l’abitato di Tortolì la statale prosegue verso sud correndo per parecchie decine di chilometri all’interno della linea di costa: il primo paese che si incontra è Bari Sardo, con l’appendice balneare costituita dalla Torre, manufatto seicentesco di origine spagnola eretto quale punto di avvistamento contro le incursioni saracene.

All’altezza di Cardedu l'”Orientale Sarda” piega verso l’interno, per aggirare il massiccio del monte Ferru e, dopo aver superato il valico Genna ‘e Cresia (“Porta della Chiesa”), dove si stacca sulla destra la strada per Jerzu e la grotta Su Marmuri, continua poi in direzione di Tertenìa: qui si può lasciare la direttrice principale per una deviazione verso il mare, raggiungendo dopo poco il passo Arcu de Sàrrala, che con i suoi 233 metri di altitudine rappresenta una delle migliori balconate sul tratto di mare sottostante, caratterizzato da spiagge e scogliere coronate da numerosi nuraghi.

Da Tertenìa continuiamo in direzione di Villaputzu, distante circa 35 chilometri, attraversando l’aspra e solitaria regione del Salto di Quirra ( saltu in sardo vuol dire “campagna”), dei cui lontani trascorsi ci parlano i ruderi di un castello duecentesco su una collina a sinistra della strada all’altezza della chiesa romanica di San Nicola, raro esempio di architettura romanica con parametro in laterizi, eretta a cavallo tra il XII e il XIII secolo.

Prima di giungere a Villaputzu varrà la pena voltare a sinistra in direzione di Porto Corallo, approdo turistico con bellissima spiaggia fra mandorleti e fichidindia, vicino alla foce del Flumendosa. Quest’ultima è annunciata da un grande stagno vegliato dai resti del castello di Gibas, edificato dagli spagnoli nel Cinquecento a guardia di questa porzione di litorale, sulla quale in epoca fenicia era già fiorito l’insediamento commerciale di Sàrcapos, attestato nel VII secolo a.C.

Vanto della zona, oltre alle spiagge, è una solida tradizione artigianale, che prende corpo sia nei caratteristici cestini intrecciati con i rami di ginepro che in prodotti tessili come tappeti, coperte e tovaglie, realizzati sia a Villaputzu che a Muravera e a San Vito. Quest’ultimo paese è rinomato anche per un’altra “specialità”, le launeddas, antichi strumenti a fiato realizzati in genere con canne palustri e ancora oggi suonati nel Sarrabus e nel Salto di Quirra, secondo una tradizione musicale qui perpetuata da una vera e propria scuola.

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