OLBIA – LUOGHI DA VISITARE SANTA TERESA GALLURA

Porto naturale tra i più protetti della Gallura orientale, Olbia è il principale scalo marittimo per i collegamenti tra la Sardegna e l’Italia continentale, ai quali ha legato il suo sviluppo soprattutto a partire dagli anni Settanta, quando l’enorme flusso turistico dalla penisola ha prodotto una crescita urbanistica e demografica quanto mai repentina – e a tratti convulsa – fino a proiettarla al quarto posto tra le città sarde per numero di abitanti.

Sorta in una conca valliva già densamente popolata in epoca preistorica, come attesta la presenza di nuraghi, tombe di giganti e pozzi sacri, l’antica Olbia fu una base cartaginese espugnata dai Romani nel 259 a.C. ed evolutasi poi, nell’Alto Medioevo, in un insediamento denominato Phausiana. A partire dall’XI secolo tale nome fu sostituito da quello di Civita, al quale si aggiunse, nel Trecento, l’aggettivo Terranova, a indicare un centro risorto probabilmente in seguito alle distruzioni apportate dai saraceni: con questo nome, o meglio con quello di Terranova Pausania attribuitole dopo l’unità d’Italia, Olbia si è presentata fino alla vigilia della Seconda guerra mondiale, quando un regio decreto del giugno 1939 lo trasformò in quello attuale.

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chiesa-san-simplicio-olbiaFulcro della visita al capoluogo della Gallura rivierasca è sicuramente la chiesa di San Simplicio, edificio di severa architettura romanica realizzato interamente in conci di granito della calda patina giallastra su un lieve declivio che conduce verso l’antico porto romano, oggi ai margini del centro storico non lontano dalla stazione ferroviaria.

Antica cattedrale della diocesi di Civita, intitolata a un presbitero locale martirizzato forse sotto Diocleziano agli inizi del IV secolo, e oggi patrono della città di Olbia (solennemente festeggiato il 15 maggio), essa è l’unico esempio del genere presente nell’intero Giudicato di Gallura, una delle quattro entità statali autonome formatesi sull’isola intorno al IX secolo, col dissolversi dell’autorità imperiale bizantina.

La sua costruzione, probabilmente su un’area cimiteriale paleocristiana, si svolse a cavallo tra la fine dell’XI secolo e i primi decenni di quello successivo, quando fu portata a compimento la facciata – nella quale si fondono elementi pisani e lombardi – tripartita da due lesene e arricchita nella parte centrale da una grande trifora, oltre a varie decorazioni plastiche e allo snello campaniletto a velo su quella di destra.

L’interno, austero e disadorno, è a tre navate spartite da sette pilastri e cinque colonne di spoglio provenienti da edifici preesistenti; di un certo interesse i capitelli romanici, con motivi antropomorfici e teste di capra o muflone stilizzate, oltre a varie iscrizioni funerarie e a pietre miliari di epoca romana, rinvenute lungo la via consolare che collegava la città a Càralis, l’antica Cagliari.

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